E ADESSO? TOCCA A TE!Il bonus di Lidia Bellini

Lettura continua · Tutte le 36 situazioni

Scorri, scegli, immagina.

Leggi una scena e le tre mosse. Apri il riquadro quando vuoi confrontarle con i possibili sviluppi. Puoi usare la barra laterale, la rotella o le frecce della tastiera per continuare a scorrere.

A casa

Sfida 01

Il tavolo serviva anche agli altri

Mavi ha quasi finito il bordo del puzzle. Il cielo è ancora in cento pezzetti, ma il faro ha finalmente una cima.

«Tra poco si apparecchia», dice mamma.

Mavi guarda il tavolo. Il puzzle ha occupato il posto dei piatti, dei bicchieri e probabilmente anche del pane. Non aveva previsto che il faro sorgesse proprio in sala da pranzo.

Mancano dieci minuti. Sul mobile c'è un cartone rigido, ma spostare tutti quei pezzi sembra un'altra impresa.

Se fossi Mavi, da quale mossa cominceresti?

  1. Chiedo dieci minuti per finire il bordo e concordo dove metterlo.
  2. Chiedo una mano per trasferire piccole parti sul cartone.
  3. Faccio una foto e smonto soltanto le parti che occupano più spazio.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Mamma può aspettare quei dieci minuti, ma poi il tavolo serve davvero. Finisci il bordo e decidi un punto preciso in cui fermarti: il cielo dovrà aspettare, senza trasformare dieci minuti in altri venti.

B. Il cartone è abbastanza grande. Spostate le parti un po' alla volta; qualche pezzo si separa, ma il faro arriva intero. La prossima volta potresti iniziare direttamente su quella base.

C. La foto ti aiuta a ritrovare i colori e le forme. Conservi le sezioni già unite in un vassoio e raccogli gli altri pezzi. Riprendere richiederà un po' di lavoro, ma adesso saprai da dove partire.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Mi aiuti a mettere sul cartone il faro e il bordo? Il resto lo raccolgo io». Prima controllate che la base sia abbastanza grande e scegliete dove appoggiarla. Non occorre salvare ogni pezzetto nella posizione esatta.

E tu? Se il cartone fosse troppo piccolo, quale parte del puzzle vorresti conservare per prima?

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Sfida 02

Il gatto studia al posto mio

Elia ha trovato il momento perfetto: nessuno gli chiede niente, il divano è libero e il libro è aperto al capitolo più atteso.

Arriva il gatto. Fa un giro, controlla la situazione e si sdraia sulle due pagine.

Elia riesce a leggere soltanto «All'improvviso». Il seguito, per il momento, fa le fusa.

Accanto al divano c'è il cuscino preferito del gatto. Dall'altra parte della stanza c'è una poltrona, ma Elia si era appena sistemato così bene.

Se fossi Elia, che cosa proveresti?

  1. Avvicino il suo cuscino e lo invito a spostarsi.
  2. Mi alzo piano e provo a sedermi sulla poltrona con il libro.
  3. Aspetto un momento e intanto guardo l'illustrazione della pagina precedente.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il gatto annusa il cuscino e potrebbe sceglierlo. Se invece resta sul libro, hai scoperto che l'invito non basta: continuare a chiamarlo sempre più forte non lo rende necessariamente più convincente.

B. Appena ti muovi il gatto si stiracchia e libera le pagine. Puoi prendere il libro senza tirarlo da sotto di lui. La poltrona è un po' diversa, ma il capitolo è rimasto esattamente lo stesso.

C. Ti concedi una breve pausa. Il gatto potrebbe alzarsi oppure mettersi ancora più comodo: aspettare è una possibilità, purché tu possa cambiare mossa se la pausa diventa troppo lunga.

Un piano B concreto

Prova prima ad avvicinare il cuscino. Se il gatto non si sposta, alzati piano e aspetta che liberi il libro, senza strattonarlo. Puoi portare entrambi sulla poltrona: il libro con te e il cuscino lì vicino.

E tu? Quale soluzione ti permetterebbe di leggere e lasciare il gatto tranquillo?

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Sfida 03

Questo angolo non vuole stare lì!

Ada ha deciso di rifare il letto senza aiuto. Tre angoli del lenzuolo sono già al loro posto. Il quarto resiste.

Ada tira. Il quarto entra e il primo schizza via.

«Non era un invito a uscire», gli dice.

Sistema il primo. Ora si è liberato quello dall'altra parte. Il letto ha quattro angoli e, a quanto pare, cinque opinioni.

Papà passa davanti alla porta. Ada vorrebbe finire da sola, ma non vuole trascorrere il pomeriggio a inseguire elastici.

Se fossi Ada, come proveresti a uscire dal giro degli angoli?

  1. Mi fermo e controllo se il lenzuolo è girato nel verso giusto.
  2. Chiedo a papà di tenere fermo un angolo mentre sistemo gli altri.
  3. Allento gli angoli già infilati e riprovo senza tendere tutto subito.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Guardando le cuciture scopri che il lato corto è finito lungo il materasso. Girarlo richiede di togliere anche gli angoli sistemati, ma stavolta il lavoro riparte da una posizione più comoda.

B. Papà tiene l'angolo e tu riesci a lavorare meglio. Se il lenzuolo rimane troppo teso, però, vi fermate a controllare verso e misura: due persone non devono soltanto tirare più forte di una.

C. Distribuire il tessuto ti lascia più spazio per le mani. Potrebbe bastare; se un lato continua a non arrivare, il problema non è la tua forza e conviene controllare come hai orientato il lenzuolo.

Un piano B concreto

Appoggia il lenzuolo sul letto prima di fissarlo e confronta i lati lunghi. Poi infila due angoli senza tenderli al massimo. Puoi chiedere un aiuto preciso: «Tieni questo mentre sistemo quello». Il resto rimane un lavoro tuo.

E tu? Quale dettaglio controlleresti prima di ricominciare a tirare?

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Sfida 04

Per due persone… o per dodici?

Elia prepara i pancake con papà. Hanno letto gli ingredienti, misurato le dosi e mescolato con grande serietà.

Adesso la ciotola sembra pronta a fare colazione con tutto il condominio.

Elia torna all'inizio della ricetta: «Per otto persone».

Lui e papà sono due. Si contano di nuovo, per sicurezza. Sempre due.

L'impasto è già pronto, il resto della famiglia rientrerà più tardi e nessuno aveva programmato una montagna di pancake. Il problema, questa volta, è aver seguito benissimo troppe dosi.

Se fossi Elia, quale proposta faresti a papà?

  1. Cuciniamo anche le porzioni in più e le teniamo per un'altra colazione.
  2. Prepariamo solo quelli che ci servono e chiediamo a papà come conservare il resto.
  3. Chiediamo se qualcuno in famiglia vuole condividere la colazione più tardi.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Papà controlla come conservarle e decide quante cuocerne adesso. Serve più tempo del previsto, ma la colazione di oggi non deve diventare una gara a chi mangia di più.

B. La colazione può cominciare prima. Papà verifica se e come conservare quell'impasto; potrebbe scegliere invece di cuocerlo. La tua proposta aiuta a distinguere ciò che serve subito da ciò che può aspettare.

C. Qualcuno accetta volentieri, qualcun altro ha già mangiato. Dividere l'abbondanza può aiutare, ma non significa che tutti debbano volere pancake: le porzioni rimaste avranno comunque bisogno di una sistemazione adatta.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Per noi ne prepariamo pochi. Gli altri li dividiamo in porzioni con il tuo aiuto». Papà decide cottura e conservazione. Sulla ricetta aggiungi un segno vicino al numero delle persone: sarà la prima cosa da leggere la prossima volta.

E tu? Quale riga della ricetta controlleresti prima ancora degli ingredienti?

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Sfida 05

Più schiuma non vuol dire più pulito

Mavi lava alcuni bicchieri di plastica mentre mamma sistema la cucina. Il primo è quasi pulito, ma lei vorrebbe finire prima.

Aggiunge altro detersivo.

La schiuma sale, si allarga e nasconde un bicchiere. Poi ne nasconde un secondo. Sembra bravissima a giocare a nascondino.

Mavi muove la spugna più in fretta: arrivano altre bolle.

«Credo di aver lavato soprattutto la schiuma», dice. Mamma è lì vicino. I bicchieri, da qualche parte, anche.

Se fossi Mavi, che cosa faresti per prima cosa?

  1. Smetto di aggiungere detersivo e ne parlo con mamma.
  2. Metto da parte la spugna insaponata e procedo con un bicchiere alla volta.
  3. Appoggio tutto e guardo quale gesto sta facendo aumentare le bolle.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Mamma ti aiuta a ridurre la schiuma e vi dividete il lavoro. Chiedere adesso può evitare altro pasticcio: non devi aspettare che le bolle arrivino dappertutto per spiegare che cosa è successo.

B. Il lavoro diventa più lento nei gesti ma più chiaro: sai che cosa stai risciacquando. La schiuma nel lavello resta da sistemare con mamma, però hai smesso di produrne altra mentre cerchi di eliminarla.

C. Ti accorgi che agitare velocemente la spugna continua a formare schiuma. Fermarti non pulisce i bicchieri da solo, ma ti permette di scegliere il passaggio successivo senza ripetere quello che complica le cose.

Un piano B concreto

Lascia il flacone, appoggia la spugna e dì: «Ne ho messo troppo. Mi aiuti a sistemare il lavello?». Poi occupati di un solo bicchiere alla volta, mentre mamma ti mostra quanto detersivo serve per quelli rimasti.

E tu? Quale gesto sembrava accelerare il lavoro e invece lo stava allungando?

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Sfida 06

Sono arrivata dopo il tonfo!

Mavi entra in salotto proprio mentre una pila di fumetti scivola dal mobile.

TONF.

Papà compare sulla porta. Guarda i fumetti, guarda Mavi e dice: «Bastava prenderne uno con calma».

Mavi non ne ha preso nemmeno mezzo. Era venuta a cercare il telecomando.

«Ma io…» comincia. Papà sta ancora parlando e lei sente salire una risposta molto più rumorosa del tonfo.

I fumetti sono sparsi tra loro due. Mavi vorrebbe sistemare il pasticcio, ma prima vuole essere creduta.

Se fossi Mavi, come cominceresti a chiarire?

  1. Aspetto una pausa e dico: «Quando sono entrata stavano già cadendo».
  2. Dico che aiuto a raccoglierli, precisando che non li ho fatti cadere.
  3. Chiedo un momento per calmarmi, poi torno a spiegare.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Papà può ascoltare la sequenza e accorgersi di aver concluso troppo in fretta. Se ti interrompe ancora, puoi chiedere esplicitamente di finire la frase: ripetere il fatto è diverso dall'aumentare soltanto il volume.

B. Cominciate a riordinare e intanto chiarisci l'equivoco. Aiutare non significa ammettere una colpa: puoi fare una cosa utile e raccontare con precisione ciò che hai visto.

C. Una breve pausa può aiutarti a trovare le parole. È utile dire che vuoi tornare a parlare, altrimenti papà potrebbe pensare che tu stia soltanto evitando il discorso.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Aspetta, fammi finire. Sono arrivata dopo che la pila aveva iniziato a cadere. Ti aiuto a raccoglierla, ma non l'ho urtata io». Non devi inventare chi sia stato: basta raccontare quello che sai davvero.

E tu? Come potresti offrire aiuto senza dire di aver fatto qualcosa che non hai fatto?

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A scuola

Sfida 07

Anche la macchia vuole la foto!

Elia ha scelto la maglietta più bella per la foto di classe. Capelli quasi pettinati, sorriso pronto. Poi guarda in basso: sulla pancia c'è una macchia di cioccolato. Sembra un'isola. Con una penisola.

«Tra un minuto tocca a noi», dice Ada.

Elia tira giù la maglietta. La macchia scende con lei. Molto collaborativa.

Nel bagno vicino c'è un lavandino. Nello zaino, una felpa pulita. Ma la maestra sta già chiamando la classe.

Proprio oggi doveva succedere?

Se fossi Elia, da quale mossa cominceresti?

  1. Chiedi un minuto alla maestra per provare a pulire la maglietta.
  2. Prendi la felpa dallo zaino e copri la macchia.
  3. Vai a fare la foto con la maglietta così com'è.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. La maestra gli concede un minuto. Elia tampona la macchia con un fazzoletto appena bagnato. Si schiarisce un po', ma resta visibile. Ora ha anche un piccolo lago intorno. Quando la maestra lo richiama, Elia si ferma. Ha provato a pulirla; può ancora mettere la felpa oppure raggiungere gli altri così.

B. Elia prende la felpa e la indossa. La macchia è coperta. Davanti al fotografo, però, comincia ad avere caldo: la stanza sembra un forno. Può tenere la felpa per il tempo della foto e poi toglierla. Se gli dà troppo fastidio, può cambiare idea anche adesso.

C. Elia si mette accanto ad Ada. Si sente ancora un po' in imbarazzo e continua a guardarsi la pancia. «Gli occhi qui!», dice il fotografo, indicando la macchina fotografica. Elia alza la testa. La macchia è ancora lì, ma nella foto c'è anche lui, insieme alla sua classe.

Un piano B concreto

Puoi cominciare con una frase semplice: «Maestra, ho una macchia. Posso provare a pulirla un momento?». Se non c'è tempo o la macchia rimane, puoi mettere una felpa che hai con te oppure partecipare alla foto così. Il primo tentativo non deve per forza essere l'ultimo.

E tu? Quale mossa sceglieresti? E se la felpa fosse rimasta a casa, quale proveresti?

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Sfida 08

C'era anche il retro?!

Ada mette il punto all'ultima risposta. Finito. Chiude l'astuccio con un clic particolarmente soddisfatto.

Poi il compagno accanto gira il foglio.

Ada lo gira anche lei. Sul retro ci sono altre tre domande. Il foglio, evidentemente, non aveva finito di parlare.

«Ancora cinque minuti», dice la maestra.

Ada riapre l'astuccio. Il clic, questa volta, è meno soddisfatto. Una domanda sembra breve; un'altra ha un disegno da osservare. Vorrebbe rispondere a tutto, ma il tempo continua a passare.

Se fossi Ada, come useresti i primi trenta secondi?

  1. Avviso la maestra che non avevo visto il retro e chiedo come procedere.
  2. Leggo rapidamente tutte e tre le domande prima di iniziare.
  3. Comincio dalla prima domanda, lasciando per dopo ciò che mi blocca.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. La maestra sa che cosa è successo e ti indica una priorità. Potrebbe concedere altro tempo oppure chiederti di fare ciò che riesci: spiegare l'errore aiuta, ma non garantisce che spariscano i cinque minuti.

B. Usi un po' del tempo per capire il lavoro rimasto. Scopri una domanda a cui sai rispondere subito e una più lunga: puoi distribuire i minuti con qualche informazione in più.

C. Parti subito e produci una risposta. Se incontri un passaggio lungo, puoi saltarlo per il momento e segnarti dove tornare. Restare bloccata sulla prima riga consumerebbe anche il tempo per le altre.

Un piano B concreto

Di' alla maestra che hai appena visto il retro. Poi guarda tutte le domande e comincia da una che sai affrontare. Quando il tempo finisce, consegna ciò che hai fatto senza inventare risposte per riempire ogni spazio.

E tu? Come ti ricorderesti di controllare entrambi i lati del prossimo foglio?

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Sfida 09

Sta attaccato. Finché lo guardo.

Elia ha costruito un pupazzo di cartoncino. Gli manca soltanto un naso rotondo, fatto con un pompon.

Mette la colla, preme e conta fino a venti. Lascia andare. Il naso cade.

Riprova. Il pupazzo torna ad avere il naso per tre secondi.

«È timido», suggerisce Ada. «Quando lo guardiamo scappa».

La maestra annuncia che presto mostreranno i lavori. Sul tavolo ci sono cartoncino, nastro adesivo e altro materiale. Elia ha già parecchia colla sulle dita, ma pochissima fiducia nel naso.

Se fossi Elia, che cosa proveresti prima di aggiungere altra colla?

  1. Chiedo alla maestra se quella colla è adatta al pompon.
  2. Appoggio il pupazzo in piano e lascio il pompon fermo ad asciugare.
  3. Provo un naso di cartoncino piegato, che posso fissare più facilmente.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. La maestra controlla i materiali e può suggerire un altro fissaggio oppure più tempo per asciugare. Scoprire il motivo serve più di un altro giro identico di colla, pressione e caduta.

B. Il naso smette di cadere mentre aspetti. Potrebbe fissarsi meglio, ma al momento di alzare il pupazzo va controllato: stare fermo sul tavolo non dimostra ancora che sia davvero incollato.

C. Il pupazzo cambia faccia. Ti dispiace rinunciare al pompon, ma il nuovo naso può essere bello in un altro modo. Tieni il pompon da parte invece di usarlo a ogni costo.

Un piano B concreto

Porta il pupazzo alla maestra e mostra dove si stacca. Potete provare un fissaggio adatto ai materiali oppure sostituire solo il naso. Non serve ricominciare anche occhi, bocca e vestito: quelli hanno già deciso di restare.

E tu? Quale parte del progetto vorresti conservare, anche cambiando il naso?

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Sfida 10

Vedo benissimo… la tua testa

Mavi ha trovato un posto perfetto per guardare le immagini della lezione. Vede tutto lo schermo.

Poi il compagno davanti si raddrizza.

Adesso vede benissimo i suoi capelli. Lo schermo, invece, è diventato una cornice intorno alla testa.

Mavi si sposta un poco. Anche il compagno si muove, senza accorgersene. Sembra che stiano provando un balletto molto lento.

La maestra indica un dettaglio importante. Mavi vorrebbe vederlo e seguirla, senza passare tutta la spiegazione a cercare un buco tra le spalle.

Se fossi Mavi, da dove cominceresti?

  1. Dico piano al compagno che da lì non riesco a vedere.
  2. Alzo la mano e chiedo alla maestra se posso cambiare posto.
  3. Provo un piccolo spostamento sulla mia sedia, senza invadere il passaggio.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il compagno non sapeva di coprirti lo schermo. Può spostarsi un poco, ma deve poter vedere anche lui: spiegare il problema aiuta a cercare un posto comodo per entrambi.

B. La maestra può indicarti uno spazio libero. Interrompi per pochi secondi, ma poi riesci a seguire. Una richiesta breve e concreta può disturbare meno di molti spostamenti silenziosi.

C. Da quella posizione potresti vedere meglio. Se però devi restare tutta storta o continuare a muoverti, la soluzione non è comoda: puoi ancora chiedere un cambiamento invece di sopportarla fino alla fine.

Un piano B concreto

Prova con: «Da qui non vedo il centro. Possiamo spostarci un pochino?». Se non basta, chiedi alla maestra un posto diverso. Il compagno non deve abbassarsi per tutta la lezione e tu non devi trasformarti in un periscopio.

E tu? Come descriveresti il problema senza farlo sembrare una colpa del compagno?

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Sfida 11

Quel nome l'avevamo pensato noi!

Il gruppo di Ada ha discusso per dieci minuti sul nome della squadra. Alla fine tutti sono d'accordo: i Fulmini Lettori.

Ada alza la mano. La maestra, però, chiama prima il gruppo accanto.

«Noi siamo i Fulmini Lettori!» annuncia un bambino.

Ada abbassa lentamente il braccio. Perfino il fulmine disegnato sul suo foglio sembra meno elettrico.

Servono nomi diversi per riconoscere le squadre. Gli altri non hanno visto il loro foglio: hanno avuto la stessa idea. Ora tocca al gruppo di Ada parlare.

Se fossi Ada, quale proposta faresti al gruppo?

  1. Manteniamo il fulmine ma cambiamo una parte del nome.
  2. Chiediamo un minuto e scegliamo un dettaglio che appartiene soltanto al nostro gruppo.
  3. Spiego la coincidenza e chiedo se possiamo distinguerci con due aggiunte al nome.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il disegno può restare e il gruppo prova nuove combinazioni. Non è il nome esatto che avevate scelto, ma conserva ciò che vi piaceva senza dover dimostrare chi lo abbia pensato prima.

B. Vi guardate e trovate una caratteristica o un'idea comune. Serve un altro piccolo confronto, ma il nuovo nome nasce da qualcosa di vostro e può piacervi anche più del primo.

C. La maestra potrebbe accettare, per esempio, due nomi con una parola diversa. Se restano troppo simili, servirà un'altra proposta. Hai chiarito l'equivoco senza accusare gli altri di aver copiato.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Anche noi avevamo scelto quel nome. Teniamo il nostro fulmine e aggiungiamo qualcosa di diverso?». Confrontate due proposte, invece di riaprire una discussione infinita. Il disegno non perde valore perché esiste un altro fulmine.

E tu? Quale parola renderesti speciale nel nome della tua squadra?

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Sfida 12

Era un drago, veramente

Mavi mostra il drago che ha disegnato per una storia. Ha una pancia rotonda, due zampe e una cresta rossa.

«Che bella gallina!» dice un compagno.

Mavi guarda il foglio. Fino a un secondo fa il drago sembrava pronto a conquistare un castello. Adesso potrebbe deporre un uovo.

Non ha ancora aggiunto le ali e dalla bocca esce soltanto una nuvoletta. Mavi aveva deciso di lasciarle per ultime. La gomma è lì vicino, ma cancellare tutto le dispiacerebbe davvero.

Se fossi Mavi, come continueresti?

  1. Spiego che è un drago e racconto una cosa che farà nella storia.
  2. Aggiungo uno o due dettagli che lo rendano più riconoscibile.
  3. Provo a immaginare un drago che somiglia davvero a una gallina.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il compagno capisce l'intenzione e può guardare il disegno in un altro modo. Spiegare aiuta, anche se l'immagine può ancora ricordargli una gallina: non tutti vedono subito quello che avevi in testa.

B. Le ali o una coda diversa possono cambiare molto il disegno. Non devi riempirlo di particolari: scegli quelli che raccontano meglio il tuo drago e controlla l'effetto dopo ogni aggiunta.

C. L'equivoco può diventare l'inizio di una storia buffa. È una possibilità se l'idea ti piace, non un obbligo: puoi anche voler conservare il drago che avevi immaginato prima.

Un piano B concreto

Di': «È un drago. Non ho ancora finito le ali». Poi aggiungi un solo dettaglio e guarda di nuovo il foglio. Se invece ti diverte il drago-gallina, dagli una capacità tutta sua: la storia può prendere quella strada.

E tu? Che cosa potrebbe fare un drago che tutti scambiano per una gallina?

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Con gli amici

Sfida 13

Io scherzavo. Lui non ride.

Nico ha scelto un nome per la sua squadra: le Lumache Volanti. Ha disegnato anche una lumaca con il mantello.

Ada ride. «Con quel nome arriverete al traguardo a Natale!»

Si aspettava una risata. Nico piega il foglio e lo mette via.

La battuta, invece di fare un giro allegro, è atterrata in un posto scomodo.

Ada pensa di dire subito: «Ma scherzavo!». Poi guarda Nico. Lui sta allacciando una scarpa già allacciata, molto lentamente, e non la guarda più.

Se fossi Ada, come proveresti a riaprire la conversazione?

  1. Dico: «Volevo scherzare, ma ti ho fatto dispiacere. Mi spiace».
  2. Gli chiedo che cosa gli piace del nome, ascoltando senza altre battute.
  3. Gli dico che vorrei chiarire e gli lascio un momento di spazio.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Nico sente che hai notato il suo dispiacere. Potrebbe rispondere subito oppure aver bisogno di tempo. Le scuse non sono un pulsante per farlo tornare allegro, ma puoi offrirle senza pretendere una risata in cambio.

B. Nico potrebbe raccontarti che la lumaca vola proprio perché tutti la credono lenta. Capire l'idea ti aiuta a vedere ciò che avevi liquidato; poi puoi riconoscere che il tuo commento lo ha ferito.

C. Nico può finire di sistemare le sue cose senza essere inseguito dalle spiegazioni. Tornare a parlargli dopo mantiene aperta la possibilità di chiarire; sparire e non riprendere più il discorso lascerebbe invece la battuta lì.

Un piano B concreto

Puoi dire: «La mia battuta sul nome è stata poco gentile. Mi spiace. Mi fai vedere la lumaca, quando ti va?». Poi ascolta la risposta. Non serve aggiungere «sei troppo permaloso»: sposterebbe il problema su Nico.

E tu? Come capiresti se un amico sta ridendo con te oppure non si sta divertendo?

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Sfida 14

Avevi detto: scegli tu!

«Oggi scegli tu», dice Nico.

Elia sorride. «Facciamo gli esploratori?»

«Quello no.»

«Un gioco di carte?»

«Non mi va.»

Elia guarda il cortile come se ci fossero idee scritte sui muri. Ne propone una terza. Nico scuote la testa.

Scegliere liberamente, per il momento, significa scoprire tutte le cose che Nico non vuole fare.

Hanno mezz'ora prima di rientrare. Elia vorrebbe giocare davvero, ma gli sta passando la voglia di inventare proposte che durano meno di una frase.

Se fossi Elia, che cosa diresti adesso?

  1. «Dimmi due giochi che ti andrebbero e poi scelgo tra quelli.»
  2. «Io sceglierei le carte. Proviamo un giro breve e poi decidiamo?»
  3. «Le mie idee non ti piacciono. Stavolta proponi tu e vediamo insieme.»
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Nico deve trasformare qualche no in una proposta. Potresti trovare qualcosa che piace anche a te, oppure capire che desiderate cose diverse. Almeno non stai più cercando di indovinare da solo.

B. Un giro di prova è un impegno piccolo. Nico potrebbe accettare, ma deve poter dire di no: la prova funziona se è concordata, non se diventa un modo per iniziare lo stesso.

C. Cambia chi comincia a proporre. Hai ancora il diritto di esprimere i tuoi gusti, ma puoi farlo spiegando che cosa cerchi, invece di restituire una serie di no soltanto per pareggiare i conti.

Un piano B concreto

Prova a dire: «A me va qualcosa di tranquillo. Tu preferisci correre o stare seduto?». Trovare prima un tipo di gioco restringe la scelta. Poi confrontate due idee concrete: non serve inventarne altre dieci tutte insieme.

E tu? Quale informazione ti aiuterebbe a scegliere senza dover indovinare i pensieri dell'altro?

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Sfida 15

Ho detto di sì a tutti e due

Prima del gioco a coppie, Nina chiede ad Ada: «Stai con me?».

«Certo!»

Poco dopo arriva Leo e fa la stessa domanda. Ada, che sta controllando le pedine, risponde di nuovo: «Certo!».

Adesso Nina e Leo sono entrambi accanto a lei. Aspettano che si scelgano le altre coppie.

Ada conta le persone nella propria squadra: una, due, tre. Il gioco ne prevede due.

Aveva detto sì per fare contenti tutti. In questo momento, però, nessuno sa ancora del sì dato all'altro.

Se fossi Ada, da quale proposta partiresti?

  1. Spiego subito l'errore e chiedo se possiamo cambiare compagno tra due giri.
  2. Chiedo a chi organizza se è possibile giocare in tre, dopo aver chiarito con gli amici.
  3. Dico a entrambi che ho sbagliato e cerchiamo insieme una nuova distribuzione delle coppie.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Nina e Leo sanno che cosa è successo e possono valutare la proposta. Fare a turno potrebbe funzionare, ma non è deciso solo perché lo suggerisci tu: anche loro devono poter dire come si sentono.

B. Per quel gioco potrebbe esistere un modo di partecipare in tre, oppure no. Chiederlo apre una possibilità senza promettere un'altra cosa che non hai ancora verificato.

C. Una nuova combinazione può lasciare tutti in gioco, anche se non tutti avranno il compagno desiderato. Ammettere la doppia promessa evita che Nina e Leo pensino di essersi inventati il vostro accordo.

Un piano B concreto

Di': «Ho detto sì a tutti e due senza accorgermi del problema. Scusate. Possiamo fare due giri cambiando coppia, se va bene anche agli altri?». Se non si può, cercate un accordo diverso senza aggiungere nuove promesse per far finire in fretta la discussione.

E tu? Che cosa potresti rispondere la prossima volta, prima di dire subito «certo»?

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Sfida 16

Il gioco comincia dopo la spiegazione. Forse.

Elia ha inventato una missione spaziale. Ci sono una nave, tre pianeti, quattro codici e una regola speciale per le meteoriti.

Gli amici ascoltano. All'inizio.

Quando Elia spiega il secondo codice, Ada comincia a far girare un sasso. Al quarto, Mavi domanda: «Ma quando partiamo?».

«Devo ancora dirvi la parte più bella!»

Nico propone di giocare a rincorrersi. L'astronave, che nella testa di Elia era già lontanissima, non ha lasciato il cortile. Tutto il tempo è finito nella preparazione del decollo.

Se fossi Elia, come proveresti a far cominciare il gioco?

  1. Spiego soltanto il primo obiettivo e facciamo un giro di prova.
  2. Chiedo quale parte li incuriosisce e cominciamo da quella.
  3. Tengo da parte alcune regole e propongo una versione di cinque minuti.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Gli amici possono fare qualcosa subito. Il giro mostrerà quali informazioni mancano davvero; aggiungerle quando servono può essere più facile che far ricordare tutte le regole prima ancora di muoversi.

B. Scopri che a Mavi piace cercare i codici e ad Ada pilotare. La missione potrebbe cambiare ordine, ma ora contiene anche qualcosa che gli altri desiderano provare.

C. Il gioco perde qualche dettaglio, ma diventa possibile iniziarlo nel tempo disponibile. Le regole messe da parte non sono buttate: potrete recuperarle se la prima missione vi diverte.

Un piano B concreto

Di': «Prima missione: trovare tre pietre-spaziali e portarle alla nave. I codici li vediamo dopo». Fate quel pezzo e poi chiedi se vogliono continuare. Puoi conservare un'idea lunga senza doverla usare tutta nel primo pomeriggio.

E tu? Qual è la sola informazione che gli amici devono conoscere per poter cominciare?

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Sfida 17

Mi hai aiutato a disfare tutto!

Mavi dispone alcune carte illustrate per raccontare un'avventura: prima il bosco, poi il ponte, infine la grotta.

Va a prendere una matita.

Ada vede la fila un po' storta e decide di aiutare: mette insieme tutte le carte verdi, poi quelle blu e quelle rosse.

Quando Mavi torna, il ponte è arrivato prima del bosco e la grotta si è trasferita accanto a una torta.

«Ho sistemato!» annuncia Ada.

Mavi guarda la fila ordinatissima. La sua avventura, invece, ha appena perso la strada.

Se fossi Mavi, come spiegheresti che cosa è successo?

  1. Racconto ad Ada l'ordine della storia e le chiedo di ricostruirlo con me.
  2. Le dico che per ora preferisco riordinare da sola, poi le mostrerò la storia.
  3. Guardo se il nuovo ordine suggerisce un cambiamento che mi piace.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Ada scopre un criterio che non conosceva. Potreste ritrovare insieme molte posizioni, mentre qualcuna resterà incerta. Il suo aiuto diventa utile quando sa quale risultato stai cercando.

B. Puoi chiedere spazio senza dire che Ada rovina sempre tutto. Una richiesta precisa chiarisce che riguarda questo lavoro; mostrarle il risultato dopo può aiutarla a capire perché quell'ordine contava.

C. La grotta accanto alla torta potrebbe farti venire un'idea buffa. Puoi conservarla oppure tornare al progetto iniziale: apprezzare una sorpresa non significa rinunciare a spiegare che volevi essere consultata.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Grazie del pensiero. Le avevo messe nell'ordine della storia, non per colore. La prossima volta chiedimelo prima di spostarle». Poi scegli se ricostruirle insieme o tenere un cambiamento che piace anche a te.

E tu? Quale domanda avrebbe potuto farti Ada prima di cominciare a sistemare?

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Sfida 18

Uno a me, uno a te… e questo?

Elia e Nico hanno ricevuto insieme undici figurine. Le dividono una alla volta: una a te, una a me.

Dieci figurine trovano posto senza discutere.

L'undicesima mostra un robot con quattro braccia. Piace a entrambi. Molto.

«Poteva avere due robot», osserva Elia. «Invece ha quattro braccia e non ci aiuta».

Nico ride, ma tiene gli occhi sulla figurina. Cinque a testa sembrava una divisione perfetta. Ora sul tavolo è rimasto un pezzetto di carta capace di occupare tutto il discorso.

Se fossi Elia, quale accordo proporresti?

  1. Decidiamo con un sorteggio, ma soltanto se siamo entrambi d'accordo.
  2. Propongo uno scambio con una figurina mia che a Nico piace.
  3. Mettiamo da parte il robot e decidiamo dopo, tenendo intanto le altre cinque a testa.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il sorteggio assegna la figurina senza discutere ancora sulle preferenze. Chi non la riceve può restarci male: accettare prima il criterio non impedisce il dispiacere, ma rende chiaro come avete deciso.

B. Nico può accettare oppure preferire ancora il robot. Lo scambio funziona se entrambi lo volete: non serve offrirgli sempre di più soltanto perché desideri chiudere subito la questione.

C. La divisione può fermarsi senza una lite. Scegliete dove conservare il robot e quando riparlarne, così nessuno lo porta via pensando che il rinvio equivalga a un regalo.

Un piano B concreto

Prova con: «Vuoi vedere se c'è una mia figurina che ti piace altrettanto? Se no, decidiamo insieme un altro modo». Prima di sorteggiare o scambiare, fate un accordo chiaro. Strappare il robot a metà darebbe due pezzi, non due figurine intere.

E tu? Quale criterio considereresti accettabile anche se il robot non toccasse a te?

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Sport, giochi e figuracce

Sfida 19

La pista è perfetta. La pallina non lo sa.

Ada ha costruito una pista per biglie con strisce di cartoncino. C'è una discesa ripidissima e una curva finale che lei considera un capolavoro.

Lascia partire la biglia. Discesa, rettilineo, curva… salto sul tappeto.

Riprova. Stesso viaggio, stesso tappeto.

La biglia sembra aver prenotato l'uscita proprio un centimetro prima del traguardo.

Ada potrebbe cambiare la curva, alzare un bordo o abbassare la discesa. Le mani sono già pronte a fare tutte e tre le cose. Ma poi come saprà quale modifica è servita?

Se fossi Ada, da quale prova cominceresti?

  1. Rendo la curva più larga, lasciando il resto com'è.
  2. Abbasso un poco la discesa e provo di nuovo.
  3. Guardo una prova da vicino, senza modificare niente per il momento.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. La biglia potrebbe seguire meglio la curva. Se esce ancora, confronta il punto in cui salta: hai cambiato un solo pezzo e puoi capire se quel cambiamento ha avuto effetto.

B. Con meno velocità la biglia potrebbe restare nella pista. Potrebbe anche fermarsi prima del traguardo: in quel caso cerchi un'inclinazione intermedia, invece di tornare subito alla discesa più ripida.

C. Scopri se la biglia urta un bordo, rimbalza su una giuntura o arriva troppo veloce. Guardare non completa la pista, ma può evitarti di correggere un punto che funzionava già.

Un piano B concreto

Scegli una modifica piccola, per esempio abbassare la discesa di poco. Fai partire la stessa biglia dallo stesso punto e osserva dove arriva. Se cambi curva, altezza e biglia insieme, ogni risultato avrà troppi possibili perché.

E tu? Come potresti ricordare quale modifica hai provato per prima?

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Sfida 20

Il record c'è. Il numero no.

Mavi salta la corda. Ventisette, ventotto, ventinove. Il suo record è trentadue.

Ada le dice qualcosa dal bordo del cortile. Mavi risponde senza fermarsi e perde il numero.

Continua: forse trentaquattro, forse trentasei. I piedi stanno lavorando benissimo; la memoria si è seduta a riposare.

Quando si ferma, ha il fiatone e un gran sorriso.

«Quanti?» chiede Elia.

Mavi guarda la corda. Purtroppo non ha un contatore. Ada ha visto i salti, ma anche lei non li ha contati tutti.

Se fossi Mavi, come tratteresti quel tentativo?

  1. Dico che sono andata molto bene, ma non so il numero preciso.
  2. Chiedo agli amici che cosa hanno contato e confronto i ricordi.
  3. Mi riposo e propongo un altro giro con qualcuno che conti per me.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Puoi essere contenta della prova senza attribuirti un numero inventato. Il record rimane da confermare; l'abilità che hai sentito nei movimenti, invece, non sparisce perché manca il conteggio.

B. Gli amici possono aiutarti a ricostruire una parte dei salti. Se nessuno è sicuro, la somma dei dubbi non diventa un numero certo: potete lasciare il tentativo senza un risultato preciso.

C. Il prossimo tentativo avrà un contatore umano. Potresti fare più salti oppure meno, soprattutto se sei stanca. Riprovare serve a ottenere un nuovo risultato, non a dimostrare che il primo non valeva niente.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Credo di averne fatti tanti, ma il numero mi è scappato. La prossima volta conti tu?». Riposati e concorda chi conta prima di iniziare. Oggi puoi ricordare anche una cosa riuscita, come aver trovato un ritmo più regolare.

E tu? Oltre al numero, che cosa ti farebbe dire che un tentativo è andato bene?

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Sfida 21

Il mio aereo ha cambiato destinazione

L'aeroplanino di Elia attraversa il corridoio con grande eleganza. Due prove, due voli dritti.

Elia lo porta in cortile per mostrarlo agli amici.

«Guardate questo!»

Lancia. Una folata piega la traiettoria e l'aereo atterra quasi sulle sue scarpe. Un viaggio breve, ma molto preciso nel ritorno al proprietario.

Ada sente il vento sulla faccia. Il foglio è ancora intero e le pieghe sembrano a posto. Elia guarda l'aeroplanino come se avesse dimenticato tutto quello che sapeva fare cinque minuti prima.

Se fossi Elia, quale prova faresti adesso?

  1. Cerco un angolo riparato e provo lo stesso lancio.
  2. Aspetto che la folata diminuisca e riprovo dallo stesso posto.
  3. Provo una piccola modifica alle ali e confronto il volo.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Nel punto riparato il volo potrebbe assomigliare a quello del corridoio. Questo ti aiuta a capire quanto conta il vento, senza cambiare subito un modello che prima funzionava.

B. Puoi osservare se una condizione diversa cambia il risultato. Se il vento continua, però, non devi aspettare per forza: potresti scegliere un altro gioco o un altro punto del cortile.

C. La piega può rendere il modello più adatto a quelle condizioni, oppure peggiorarlo. Se modifichi poco alla volta, sarà più facile tornare indietro e capire che cosa hai cambiato.

Un piano B concreto

Raccogli l'aereo, controlla che non si sia stropicciato e cerca un punto riparato senza persone davanti al lancio. Ripeti una prova. Puoi dire agli amici: «In corridoio non avevo previsto questo pilota invisibile: il vento».

E tu? Quale differenza tra il corridoio e il cortile controlleresti prima di cambiare l'aeroplano?

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Sfida 22

Evvai! Ah no, erano gli altri.

Elia torna a bordo campo dopo l'intervallo. Si è perso soltanto qualche minuto e ritrova subito il pallone.

Un tiro fortissimo finisce in porta.

«Evvai!» grida, alzando entrambe le braccia.

Gli amici accanto a lui restano fermi. Poi Ada gli tocca una manica: «Le squadre hanno cambiato campo».

Elia abbassa un braccio. Poi l'altro. Ha festeggiato un gol degli avversari.

Il tiro era davvero bello, ma adesso vorrebbe sapere dove si mettono le mani quando hanno applaudito dalla parte sbagliata.

Se fossi Elia, che cosa faresti?

  1. Dico che mi sono confuso perché non avevo visto il cambio di campo.
  2. Ammetto l'errore e aggiungo che il tiro mi era sembrato bello.
  3. Chiedo ad Ada di indicarmi dove attacca ora la nostra squadra e riprendo a seguire.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Gli amici capiscono l'equivoco. Qualcuno potrebbe ridere un momento; puoi riderne anche tu se ti va, oppure chiedere di tornare alla partita senza continuare a ripetere la battuta.

B. Puoi riconoscere una buona giocata anche degli avversari. Non serve fingere che il tiro fosse brutto per dimostrare chi sostieni: aver confuso le porte non ti cambia squadra.

C. Hai l'informazione che mancava e puoi tornare alla partita. Potresti sentire ancora un po' di imbarazzo, ma non hai bisogno di risolverlo tutto prima di guardare il prossimo passaggio.

Un piano B concreto

Prova con: «Ho applaudito il tiro e sbagliato la porta. La nostra adesso è quella, giusto?». Poi torna a seguire il gioco. Se gli scherzi continuano e non ti divertono, puoi dirlo chiaramente, senza dover fare finta di ridere.

E tu? Quale frase useresti per riconoscere l'errore senza insultare te stesso?

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Sfida 23

Lo riconosco anche a occhi chiusi!

Nel gioco del sacchetto misterioso bisogna riconoscere gli oggetti toccandoli senza guardare. Mavi ha già indovinato un cucchiaio e un pennello.

«Queste cose le riconosco anche a occhi chiusi!» annuncia.

Tocca al prossimo oggetto. È duro da una parte, morbido dall'altra e ha qualcosa che si muove.

Mavi lo gira tra le dita. Niente.

«Quello l'hai portato tu», le ricorda Ada.

Benissimo. Adesso il mistero è diventato personale. Gli amici aspettano e Mavi ha già aperto la bocca due volte senza decidere che parola metterci dentro.

Se fossi Mavi, quale mossa proveresti?

  1. Chiedo un momento per toccare l'oggetto da un'altra parte.
  2. Chiedo se nel gioco è previsto un piccolo indizio.
  3. Dico la mia ipotesi anche se non ne sono sicura.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Cambiando presa potresti riconoscere una forma familiare. Prima stavi toccando solo un dettaglio insolito: non riconoscerlo subito non significa che tu abbia dimenticato l'oggetto intero.

B. Gli amici possono concordare un indizio uguale per tutti, oppure dirti che in questo giro non c'è. Chiedere una possibilità è diverso dal pretendere che la regola cambi solo per te.

C. Potresti indovinare oppure scoprire qualcosa di diverso. Puoi presentarla proprio come un'ipotesi: non devi fingerti sicura soltanto perché poco prima avevi fatto una dichiarazione molto sicura.

Un piano B concreto

Di': «Mi sono vantata un po' presto. Fammi sentire anche dall'altra parte». Cerca un dettaglio riconoscibile. Quando esce dal sacchetto, il mistero è il portachiavi a cagnolino di Mavi: stava toccando l'anello metallico e un orecchio morbido. Una presa diversa avrebbe raccontato un'altra cosa.

E tu? Che cosa cambia se dici «penso che sia» invece di «sono sicura che è»?

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Sfida 24

Copia il mio passo. No, l'altro!

Ada mostra a Elia due passi per un balletto. Lui la guarda e prova a copiarla.

«Un passo da questa parte, poi torniamo», dice Ada.

Partono insieme e finiscono quasi spalla contro spalla.

«Ma io ho fatto come te!» protesta Elia.

«Anch'io ho fatto come me», risponde Ada.

Si guardano. Sono uno di fronte all'altra: la destra di Ada e quella di Elia non indicano lo stesso lato del cortile. La musica sta aspettando e, almeno lei, non ha ancora preso una direzione.

Se fossi Ada, come renderesti più chiaro il passo?

  1. Mi metto accanto a Elia e guardiamo nella stessa direzione.
  2. Uso un punto del cortile: «Prima verso la panchina, poi indietro».
  3. Rallento e mostro soltanto il primo passo, concordando se copiarlo a specchio.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Le vostre destre indicano lo stesso lato e copiare diventa più semplice. Quando il movimento è chiaro potete decidere se tornare uno di fronte all'altra e provare la versione a specchio.

B. La panchina è un riferimento che vedete entrambi. Se vi spostate in un altro punto, dovrete controllare che l'indicazione sia ancora utile: una parola chiara dipende anche dal posto in cui vi trovate.

C. Dividere il balletto in un gesto alla volta vi permette di capirvi. Potreste impiegare qualche prova, ma ogni tentativo chiarisce una cosa invece di confondere un'intera sequenza.

Un piano B concreto

Mettetevi affiancati e provate due passi senza musica. Ada può dire: «Andiamo entrambi verso la panchina». Quando riuscite, aggiungete il resto. Se volete stare faccia a faccia, decidete prima se muovervi a specchio oppure dalla stessa parte.

E tu? Quale punto della stanza useresti per spiegare una direzione senza dire destra o sinistra?

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Fuori casa

Sfida 25

Mi manca una moneta. Piccolissima.

Ada ha contato i risparmi tre volte. Bastano per il taccuino con la copertina delle costellazioni che ha visto in vetrina.

Al negozio lo prende e raggiunge la cassa con mamma. Il prezzo, però, è più alto. Lo sconto è finito ieri.

Ieri: un giorno che avrebbe potuto avvertirla.

Manca una moneta, piccola ma importante. Ada guarda il taccuino e poi il denaro. Per una volta vorrebbe che le costellazioni sapessero fare anche i conti. Mamma aspetta che decida da dove cominciare.

Se fossi Ada, quale possibilità valuteresti?

  1. Chiedo di controllare il prezzo e, se è corretto, aspetto di mettere da parte ciò che manca.
  2. Guardo se c'è un altro taccuino che mi piace e rientra nei miei risparmi.
  3. Spiego a mamma la differenza e le chiedo se possiamo trovare un accordo.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il controllo chiarisce la situazione. Se lo sconto è davvero finito, puoi decidere di aspettare. Il taccuino potrebbe non essere ancora lì quando tornerai: chiedere se si può tenere da parte è una possibilità, non una garanzia.

B. Potresti trovare un'alternativa interessante, oppure scoprire che desideri proprio quello. Non devi comprare un oggetto che ti piace poco soltanto perché sei già arrivata fino al negozio.

C. Mamma può ascoltare e valutare, ma potrebbe rispondere di no. Fare una richiesta chiara ti permette di discuterne; non trasforma il denaro che manca in un obbligo per lei.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Avevo contato i soldi con il prezzo di ieri. Controlliamo quanto manca?». Poi confronta attesa e alternativa, con mamma. Se nessuna scelta ti convince, puoi uscire senza comprare: i risparmi rimangono tuoi anche senza un sacchetto in mano.

E tu? Preferiresti aspettare l'oggetto desiderato o scegliere un'alternativa? Da che cosa dipenderebbe?

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Sfida 26

L'acqua è sotto tutto. Naturalmente.

Elia ha preparato uno zaino ordinatissimo per la passeggiata. La giacca è piegata, la merenda è protetta e niente si muove.

Alla prima sosta vuole bere. Apre lo zaino. La borraccia è sotto la giacca, sotto la merenda e sotto un altro sacchetto sistemato benissimo.

La panchina è così piccola che ospita già papà e metà dello zaino.

Elia avrebbe meritato una medaglia per l'ordine. Per raggiungere l'acqua, invece, forse gli serve una mappa con gli strati, come per scavare in una montagna.

Se fossi Elia, che cosa faresti prima di svuotare lo zaino?

  1. Chiedo a papà di tenere la giacca mentre prendo la borraccia.
  2. Apro meglio lo zaino e provo a spostare soltanto ciò che copre l'acqua.
  3. Propongo di fermarci in un punto vicino con più spazio per sistemare le cose.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Con un oggetto in meno dentro lo zaino, puoi raggiungere l'acqua senza appoggiare tutto in giro. Papà ti restituisce la giacca dopo che hai scelto una posizione più comoda per la borraccia.

B. Potresti riuscire senza estrarre ogni cosa. Se per arrivare alla borraccia devi schiacciare la merenda o rovesciare il contenuto, puoi fermarti e chiedere un aiuto invece di insistere alla cieca.

C. Con papà cercate un posto adatto e stabile. Il cambio richiede un piccolo spostamento, ma può permetterti di riorganizzare lo zaino una volta sola, invece di rifare lo scavo a ogni sorso.

Un piano B concreto

Chiedi a papà di tenere una sola cosa ingombrante, poi estrai l'acqua. Prima di richiudere, cerca per la borraccia una tasca adatta o un posto raggiungibile. Uno zaino utile deve conservare le cose e lasciartele riprendere quando servono.

E tu? Quali due oggetti vorresti poter raggiungere senza togliere tutto il resto?

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Sfida 27

Il nome era buonissimo

Sul menu c'è un nome magnifico: Pasta del Drago. Mavi la sceglie subito.

Quando arriva il piatto, scopre che il drago ama una salsa dal sapore molto intenso. Lei, al primo assaggio, molto meno.

Gli altri hanno cominciato a mangiare e sembrano tutti contenti delle proprie ordinazioni.

Mavi guarda la pasta. Il nome era davvero buonissimo. Il resto non corrisponde all'immagine che si era fatta.

Papà nota che ha posato la forchetta e le chiede come va. Ora le serve una risposta più precisa di una smorfia.

Se fossi Mavi, che cosa diresti o proporresti?

  1. Spiego quale sapore non mi piace e ne parlo con papà.
  2. Chiedo che cosa contiene la salsa, per capire il sapore che non mi aspettavo.
  3. Chiedo se possiamo assaggiare o condividere qualcosa, se gli altri sono d'accordo.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Papà capisce meglio che cosa non funziona e può chiedere quali alternative siano disponibili. Non è detto che si possa rifare il piatto, ma descrivere il problema aiuta più di dichiarare che tutto il pranzo è rovinato.

B. La spiegazione può chiarire la sorpresa. Sapere l'ingrediente non ti obbliga a fartelo piacere: ti permette però di scegliere con più informazioni e di riconoscerlo quando leggerai un altro menu.

C. Qualcuno potrebbe proporti una parte del proprio piatto, dopo averne parlato con l'adulto. Potrebbe anche non volerlo fare. Lo scambio funziona se è gradito a entrambi, non se il tuo problema diventa automaticamente il suo.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Pensavo avesse un altro sapore. Questa salsa per me è troppo forte. Vediamo che cosa posso fare?». L'adulto può chiedere al personale quali possibilità ci sono. La prossima volta il nome buffo può essere seguito da una domanda sugli ingredienti.

E tu? Quale domanda faresti prima di ordinare un piatto dal nome misterioso?

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Sfida 28

Il rubinetto mi vede oppure no?

Dopo il parco, Ada vuole lavarsi le mani nel bagno pubblico, mentre mamma è accanto a lei. Il rubinetto non ha maniglie: basta avvicinare le mani. Così sembra.

Ada le mette sotto. Niente.

Le ritira. L'acqua parte.

Le rimette. L'acqua si ferma.

«Mi sta evitando», sussurra.

C'è un piccolo sensore vicino al beccuccio e un altro lavandino poco più in là. Ada ha già fatto alle mani almeno cinque presentazioni ufficiali, ma il rubinetto continua a comportarsi come se non le conoscesse.

Se fossi Ada, come proveresti a capirti con quel rubinetto?

  1. Osservo dove si trova il sensore e cambio lentamente la posizione delle mani.
  2. Chiedo a mamma di provare e guardo dove mette le mani.
  3. Provo l'altro lavandino, se è libero, e segnaliamo quello che non funziona.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Una posizione diversa potrebbe far partire l'acqua. Muoversi piano ti permette di capire quale gesto funziona, invece di ripetere molti movimenti senza riuscire a confrontarli.

B. Se con lei funziona, puoi osservare il punto e riprovare. Se non parte neppure così, avete un indizio in più: il problema potrebbe essere del rubinetto e non della tua presentazione delle mani.

C. Potresti lavarti senza continuare la trattativa con il primo rubinetto. Con mamma puoi avvisare chi si occupa del bagno: scegliere un'alternativa non impedisce di segnalare il problema rimasto.

Un piano B concreto

Fai un tentativo lento vicino al sensore. Se non basta, chiedi a mamma di mostrarti il gesto o usa l'altro lavandino libero. Non occorre premere o colpire il rubinetto: l'obiettivo è lavarti le mani, non vincere una discussione con lui.

E tu? Come distingueresti un gesto da cambiare da un oggetto che forse non funziona?

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Sfida 29

Il mio ordine era in muto!

Elia vuole ordinare il pane al banco del supermercato. Papà è accanto a lui, ma stavolta parlerà Elia.

Ripassa la frase: «Due panini piccoli, per favore».

Tocca a lui. Comincia a parlare e, proprio sulla parola due, parte un annuncio dall'altoparlante. Il commesso annuisce e prende un sacchetto grande. Poi comincia a riempirlo.

Elia conta quattro panini. Cinque.

La frase preparata era corta, ma il risultato sta diventando una scorta. Papà lo guarda, lasciandogli il tempo di provare a chiarire.

Se fossi Elia, come correggeresti l'ordine?

  1. Aspetto che l'annuncio finisca e ripeto chiaramente: «Ne volevo due piccoli».
  2. Richiamo gentilmente l'attenzione e mostro due dita mentre ripeto il numero.
  3. Dico a papà che l'annuncio mi ha coperto e gli chiedo di aiutarmi a richiamare il commesso.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il commesso può fermarsi e correggere la quantità. Non devi ripetere l'intero discorso più forte dell'altoparlante: aspettare che si senta e precisare il numero può bastare.

B. Il gesto può accompagnare le parole e rendere più chiara la quantità. Rimane utile verificare anche il tipo di pane: due dita spiegano quanti, non necessariamente quali.

C. Papà può attirare l'attenzione e poi lasciarti completare la frase. Un piccolo aiuto non cancella il fatto che hai provato a ordinare tu e che puoi ancora essere tu a chiarire.

Un piano B concreto

Quando il commesso ti guarda, di': «Mi scusi, l'annuncio ha coperto la mia voce. Volevo due panini piccoli, questi qui». Controlla il sacchetto prima di allontanarti. Chiarire adesso è più semplice che portare via un ordine diverso sperando che vada bene.

E tu? Quali due informazioni deve aver capito il commesso prima di chiudere il sacchetto?

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Sfida 30

Da vicino gira più forte!

Da lontano la giostra sembrava perfetta. Mavi l'ha indicata subito e papà ha comprato il biglietto.

Ora sono vicini all'ingresso. I sedili passano davanti a lei molto più veloci di quanto immaginasse.

Mavi stringe il biglietto. Prima avrebbe voluto saltare la fila; adesso vorrebbe darle una piccola prolunga.

«Tocca quasi a noi», dice papà.

Lei non sa se vuole solo guardare ancora un giro oppure cambiare programma. Il pezzetto di carta nella sua mano sembra aver già deciso, ma la sua pancia no.

Se fossi Mavi, quale richiesta faresti a papà?

  1. Chiedo di guardare un giro completo prima di decidere.
  2. Spiego che vorrei una giostra più tranquilla e chiediamo come funziona il biglietto.
  3. Dico che oggi preferisco non salire e propongo un'altra attività.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Osservare partenza, velocità e arrivo può chiarirti le idee. Potresti sentirti pronta oppure capire che non vuoi salire: la pausa serve a decidere, non a obbligarti a scegliere sì alla fine.

B. Papà può informarsi se il biglietto vale altrove o si può usare dopo. Non è garantito, ma puoi esprimere la tua preferenza prima di salire su qualcosa che non desideri provare.

C. Il programma cambia e potresti dispiacerti per il biglietto già comprato. Puoi parlarne con papà senza dover dimostrare il tuo coraggio sulla giostra: quel foglietto non prende decisioni al posto tuo.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Da lontano pensavo fosse diversa. Vorrei guardare ancora un giro e poi decidere». Restate insieme e, se scegli di non salire, chiedete al personale quali possibilità ci sono per il biglietto. Puoi scegliere anche dopo aver cambiato idea.

E tu? Come diresti che vuoi pensarci ancora, senza promettere che poi salirai per forza?

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Feste, sorprese e piani saltati

Sfida 31

I palloncini festeggiano sul soffitto

Ada sta legando palloncini a elio alle sedie della festa. Ne tiene tre insieme: uno giallo, uno blu e uno con una faccia sorridente.

Cerca il nastro della sedia, allenta le dita e i tre palloncini partono.

Arrivano al soffitto. La faccia sorridente continua a sorridere, con pochissimo riguardo per la situazione.

I nastri non arrivano alle mani di Ada. Mamma sta sistemando i piatti e la festa comincerà tra poco. Le decorazioni sono pronte, ma hanno scelto da sole il piano superiore.

Se fossi Ada, da quale possibilità partiresti?

  1. Chiedo a mamma se può recuperarli senza arrampicarsi su sedie o mobili.
  2. Lascio i palloncini al soffitto e completo le sedie con nastri o disegni.
  3. Sistemo prima le altre cose e rimando la decisione sui palloncini.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Mamma valuta se i nastri si possono raggiungere facilmente e in modo sicuro. Potrebbe recuperarli oppure dirti di lasciarli lì: chiedere aiuto non garantisce che ogni oggetto torni subito al posto previsto.

B. La festa avrà decorazioni in due posti invece che in uno. Potrebbe piacerti questa disposizione, anche se non era il progetto iniziale. Puoi adattare ciò che manca usando materiale già disponibile.

C. Piatti e tovaglioli possono andare al loro posto mentre mamma valuta i palloncini. Rimandare una cosa non significa dimenticarla: puoi scegliere di non fermare tutta la preparazione per tre nastri troppo alti.

Un piano B concreto

Di': «I palloncini sono saliti. Puoi vedere se si recuperano da terra? Intanto decoro queste sedie». Se non è semplice, lasciateli al soffitto. Non salire sui mobili: una festa può cominciare anche con tre invitati gonfiabili che guardano dall'alto.

E tu? Quale parte delle decorazioni potresti cambiare senza perdere l'idea della festa?

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Sfida 32

Il nuovo giocatore arriva alle ginocchia

Elia ha preparato un gioco per la festa: bisogna ascoltare un indizio e correre verso il cartello corrispondente. Gli amici hanno già capito.

Arriva Nico con il fratellino piccolo e il loro papà. Il fratellino vuole giocare, ma parte appena sente una voce, prima ancora dell'indizio.

Elia lo richiama. Lui torna felicissimo: sembra convinto di aver già vinto.

Il gruppo aspetta il prossimo giro. Elia vuole includerlo, ma non sa come continuare senza trasformare ogni indizio in una spiegazione lunghissima.

Se fossi Elia, quale proposta faresti?

  1. Provo un giro più semplice, con due cartelli e indizi brevi.
  2. Gli propongo di mostrare i cartelli insieme al suo papà.
  3. Chiedo al papà se può fare con lui una piccola versione del gioco accanto a noi.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il fratellino può capire meglio e gli altri provano una variante. Se per loro diventa troppo facile, potete alternare i giri: semplificare una parte non obbliga a cambiare tutto il gioco per sempre.

B. Il fratellino può partecipare con un compito diverso, se gli interessa. Il papà resta con lui e tu continui a guidare il gioco: includerlo non significa assumerti da solo il compito di seguirlo.

C. I due giochi possono procedere vicini senza richiedere le stesse capacità. Il fratellino potrebbe voler raggiungervi ogni tanto: potete concordare un momento comune invece di promettere che tutto sarà uguale.

Un piano B concreto

Chiedi: «Possiamo fare il primo giro insieme, con due cartelli? Poi lui può aiutarti a mostrarli». Guarda se al piccolo piace davvero il ruolo. L'adulto può aiutarlo mentre gli altri bambini continuano a divertirsi con una sfida adatta a loro.

E tu? Quale piccola parte del gioco potrebbe essere divertente anche per chi non capisce ancora tutte le istruzioni?

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Sfida 33

Due pacchetti. Zero nomi.

Mavi ha preparato due regali per i gemelli Nina e Leo: un puzzle di dinosauri e uno dello spazio.

Stessa carta, stessi fiocchi. I pacchetti sono venuti benissimo.

Davanti alla porta della festa si ferma. Aveva dimenticato un dettaglio piccolissimo: i nomi.

Mamma le chiede quale sia per Nina. Mavi gira un pacchetto. Poi l'altro. Anche sul retro continuano a somigliarsi.

I gemelli stanno arrivando a salutarla. Mavi ricorda perfettamente i regali e per niente dove siano finiti dentro quelle due confezioni così ben riuscite.

Se fossi Mavi, come proveresti a consegnare i regali giusti?

  1. Chiedo un momento e apro con mamma un angolino della carta per leggere la scatola.
  2. Spiego ai gemelli il pasticcio e propongo di aprire i regali insieme, poi assegnarli.
  3. Chiedo a mamma se ricorda un dettaglio delle confezioni prima di aprirle.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Riconosci il puzzle e puoi scrivere subito entrambi i nomi. Un lembo da richiudere può lasciare il pacchetto meno perfetto, ma evita di continuare a indovinare guardando due fiocchi uguali.

B. La scoperta diventa condivisa e potete mettere ogni puzzle nelle mani previste. Qualcuno potrebbe voler aprire il proprio da solo: puoi ascoltarlo e scegliere un'altra soluzione, invece di decidere per tutti.

C. Mamma potrebbe ricordare una piega o l'ordine in cui le avete preparate. Se anche lei è incerta, la sua ipotesi resta un'ipotesi: non dovete trasformare un forse in un nome scritto con sicurezza.

Un piano B concreto

Puoi dire: «Ho incartato i vostri regali uguali e dimenticato i nomi. Mi date un momento per controllare?». Apri con mamma un piccolo lembo, leggi la scatola e scrivi il nome. La sorpresa può resistere a un pezzetto di nastro adesivo in più.

E tu? In quale momento della preparazione metteresti i nomi, la prossima volta?

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Sfida 34

Il film continua. Io sto finendo.

Elia aspetta da giorni la serata film in pigiama. Ha scelto il cuscino, preparato la coperta e parlato del finale per tutto il pomeriggio.

Adesso il film è arrivato alla parte più attesa.

Elia sbatte le palpebre. Una scena passa. Le sbatte di nuovo. Forse ne sono passate due.

Gli amici sono sveglissimi. Lui sta diventando un esperto di come appare lo schermo a occhi chiusi.

Vorrebbe sapere come finisce, ma anche appoggiare la testa. Non vuole far interrompere tutto proprio mentre gli altri si divertono.

Se fossi Elia, che cosa proporresti?

  1. Chiedo se agli altri va una breve pausa e poi valuto come mi sento.
  2. Dico che ho sonno e chiedo di poter recuperare il finale un'altra volta.
  3. Chiedo agli amici di segnarmi il punto in cui mi fermo, mentre loro proseguono.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Una pausa può aiutarti a capire se vuoi continuare. Potresti essere ancora stanco e gli amici potrebbero non voler fermarsi a lungo: la pausa non deve diventare una promessa di restare sveglio a ogni costo.

B. Gli altri possono continuare mentre tu, d'accordo con l'adulto, vai a riposare. Rinunci a vedere insieme quel pezzo, ma puoi conservare la scoperta chiedendo che non te lo raccontino.

C. Saprai da dove riprendere quando sarai riposato. Il programma del gruppo può continuare e il tuo cambia solo in parte: essere alla stessa serata non richiede di arrivare tutti fino allo stesso minuto.

Un piano B concreto

Di': «Mi sto addormentando. Mi segnate dove siamo arrivati e non mi raccontate il finale?». Concorda con l'adulto dove riposare e quando potrai recuperare il film. Il finale non scappa dallo schermo soltanto perché oggi hai finito le energie.

E tu? Quale piccola richiesta ti aiuterebbe a fermarti senza perdere tutta la parte che aspettavi?

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Sfida 35

Gli auguri un po' più piano?

Mavi aspettava il momento delle candeline. Aveva perfino provato il soffio, senza torta.

Ora la torta è davanti a lei e tutti si avvicinano. Cominciano a cantare gli auguri, sempre più forte. Qualcuno batte le mani proprio accanto al suo orecchio.

Mavi dimentica il soffio provato. Si sente piccola in mezzo a così tante facce.

Vorrebbe spegnere le candeline, ma con un po' meno concerto intorno. Mamma è lì vicino e Ada la guarda: si sono accorte che Mavi non sta più sorridendo.

Se fossi Mavi, quale cambiamento chiederesti?

  1. Chiedo a mamma di far cantare tutti un po' più piano.
  2. Chiedo ad Ada di restare accanto a me mentre spengo le candeline.
  3. Dico che vorrei un momento di silenzio prima di soffiare.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Il volume può abbassarsi e il momento diventare più piacevole. Potresti aver bisogno anche di un po' di spazio: puoi fare una seconda richiesta, senza pensare che la prima dovesse risolvere tutto.

B. Avere vicino un'amica può rendere meno scomodo essere al centro. Ada non deve parlare al tuo posto se non lo vuoi: potete concordare se restare vicine, soffiare insieme o semplicemente tenervi compagnia.

C. La canzone può fermarsi e lasciarti il tempo di prepararti. Gli altri potrebbero essere sorpresi, ma ora conoscono una richiesta concreta: non devono indovinare perché ti sei bloccata.

Un piano B concreto

Puoi dire a mamma: «Voglio spegnere le candeline, ma così è troppo forte. Puoi chiedere di fare piano?». Chiedi ad Ada di stare accanto a te, se ti aiuta. Puoi desiderare la festa e voler cambiare il modo in cui si vive quel momento.

E tu? Quale richiesta ti farebbe stare meglio: meno rumore, più spazio o qualcuno vicino?

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Sfida 36

Ce l'ho già. E adesso che faccia faccio?

Ada scarta il regalo di Nico. Lui la guarda con un sorriso enorme.

Sotto la carta compare un gioco di draghi. Lo stesso che Ada ha sullo scaffale. Stessa scatola, stessi draghi, stesso drago verde che perde sempre un'ala.

«Ti ricordavi che mi piacciono!» pensa. Ma la frase che sta per uscire è: «Un altro?».

Nico aspetta. Ada vuole ringraziarlo davvero, senza fingere di non averlo mai visto. Le servirebbe una faccia con due messaggi: sono contenta del tuo pensiero e questo gioco lo conosco già.

Se fossi Ada, da quale risposta cominceresti?

  1. Lo ringrazio perché si è ricordato dei miei gusti, senza fingere che il gioco sia nuovo per me.
  2. Lo ringrazio e gli dico subito, con calma, che ho già quel gioco.
  3. Gli propongo di giocare insieme, spiegando che conosco già il gioco.
Apri i possibili sviluppi e il piano B

A. Puoi dire una cosa vera che riguarda il suo pensiero. Non devi risolvere la questione del doppione davanti a tutti; se Nico ti chiede se lo conosci, puoi rispondere sinceramente e con gentilezza.

B. Nico potrebbe restarci un po' male oppure dirti che si può cambiare. Il tuo tono e le parole possono far capire che il doppione non rende inutile il fatto che abbia pensato a te.

C. Il regalo diventa un'occasione per passare tempo insieme. Puoi usare la copia che hai già aperto e decidere più tardi che cosa fare della nuova, senza aprire tutto soltanto per dimostrare entusiasmo.

Un piano B concreto

Prova con: «Grazie, ti sei ricordato dei miei draghi! Questo gioco ce l'ho già e mi piace. Ti va di fare una partita insieme?». Per il doppione potrai valutare con un adulto se tenerlo o chiedere se si può cambiare, senza dare per scontato che sia possibile.

E tu? Quale ringraziamento sarebbe sincero anche se il regalo fosse un doppione?

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Le sei carte delle mosse

Fermati un momento

Appoggia quello che hai in mano e descrivi che cosa è appena successo. Una pausa breve può bastare a scegliere il prossimo gesto.

«Aspetta. Che cosa è cambiato?»

Provala quando un tentativo sta creando un altro pasticcio.

Guarda meglio

Controlla una cosa concreta: il verso, la quantità, il tempo disponibile o quello che l’altra persona ha capito. Non devi controllare tutto insieme.

«Prima voglio vedere questo particolare.»

Provala quando qualcosa sembra funzionare al contrario.

Cambia una cosa

Scegli un solo dettaglio da modificare. Guarda che cosa succede prima di cambiare anche il resto: così saprai che cosa è servito.

«Provo così e poi confronto.»

Provala quando un oggetto o un progetto non fa quello che avevi previsto.

Chiedi una mano

Puoi chiedere di tenere un angolo, ascoltare una frase o mostrarti un passaggio. Un aiuto preciso lascia spazio anche a quello che vuoi fare tu.

«Mi aiuti a…? Il resto lo faccio io.»

Provala quando una piccola parte ti impedisce di continuare.

Dillo chiaramente

Racconta che cosa è successo e che cosa vorresti chiedere. Puoi essere gentile senza dire sempre sì e senza fingere che vada tutto bene.

«È successo questo. Possiamo fare così?»

Provala quando c’è un equivoco, un accordo da cambiare o un bisogno da spiegare.

Riprova in un altro modo

Puoi cambiare posto, ordine, momento o idea. Puoi anche fermarti e riprendere dopo. Il piano B deve aiutarti nella situazione reale, non sembrare perfetto.

«Questo non è bastato. Quale altra possibilità ho?»

Provala quando la prima mossa non ha dato il risultato sperato.